I meno giovani ricorderanno sicuramente i tanti film in bianco e nero degli anni ’50 con Aldo Fabrizi e Ave Ninchi che raccontavano le domeniche in spiaggia degli italiani appena usciti dalla guerra, con pochi soldi in tasca e una gran voglia di tornare alla vita spensierata.
Allora non si sapeva cosa fossero gli snack, non esistevano neppure le merendine confezionate, i toast erano guardati con sospetto e fast food era una parola del tutto sconosciuta.
In spiaggia si mangiava quello che si cucinava in casa e che poi veniva confezionato in modo da resistere almeno qualche ora sotto il sole.
Il caffé veniva messo in un thermos per mantenerlo tiepido, i panini erano rigonfi di cotolette fritte (fettine panate per dirla alla romana), si lessavano i polpi, si preparava la peperonata che resisteva alla temperatura da spiaggia meglio dell’insalata.
Gli autobus che dalle città portavano verso le spiagge, rigurgitavano di famiglie ingombre di borse che emanavano profumo di cibo e spesso l’uomo della situazione portava sotto braccio un enorme e pesante cocomero (detto anche anguria nelle regioni italiane più settentrionali), che appena arrivato sulla spiaggia avrebbe avuto l’onore di essere messo in mare, in una buca faticosamente scavata e trattenuto dal poter fuggire tra le onde con una barriera di pietrisco. I più organizzati avevano cordicelle annodate a lunghi paletti di legno con cui legavano da una parte il collo di bottiglie di vino e di bibite che venivano poste “in fresco” in mare trattenute dal paletto conficcato nella sabbia.
Sembra il racconto non solo di un’altra epoca, come infatti è, ma proprio di un altro mondo, di un altro modo di concepire la vacanza, e forse anche l’intera vita.
Quello che resta in comune è che, oggi come ieri, passando una intera giornata in spiaggia, è necessario consumare un pasto. L’abitudine di mangiare “un boccone” in spiaggia sembrava essersi del tutto persa fino a qualche anno fa, in quanto beach bar e ristorantini lungomare soddisfacevano pienamente ogni necessità, ma da qualche tempo a questa parte, certamente complice la crisi e la necessità per molti di dover risparmiare, si ricominciano a vedere famiglie dotate di cestini da pic nic, e borse termiche, e madri che estraggono dalle borse da mare oltre agli asciugamani e i cappellini, anche cartocci di vivande avvolte nella carta argentata.
Per chi desideri preparare cibi facili da essere consumati su una spiaggia senza troppe complicazioni organizzative, la nostra casa editrice suggerisce la consultazione di alcuni volumi: Viva le torte! Dolci e salate di Ernst Knam offre 28 ricette dolci e salate spaziando dalle preparazioni più rustiche fino alle più ricercate. Una fetta di torta, che sia dolce o salata, la si consuma volentieri a tutte le ore, anche a temperatura ambiente, perfetta dopo un bel bagno in mare. Con Fior di pizza di Alessandra Avallone, sarà facilissimo realizzare pizze e pizzette, focacce più o meno farcite, partendo da tre impasti di base e abbinando gli ingredienti tradizionali a quelli più innovativi, con alcune proposte vegetariane e anche varianti dolci. Si può sfoggiare un po’ di creatività anche con un panino come dimostra Sandwich gourmet di Maud Zilnyk. Molte idee nutrienti e leggere per trasformare la spiaggia in un prato da pic nic.
Essere presenti sul mercato per oltre vent’anni conferisce un po’ di prospettiva. Ci si rende conto che i movimenti sono ciclici e che quello che sembra tramontato, in realtà, si trasforma e si presenta sotto una nuova veste.
Cioccolatini? Champagne? Fiori? Quando si riceve un invito a cena, ci si pone sempre il problema di non presentarsi a mani vuote e di non essere troppo banali e convenzionali nella scelta di un piccolo presente.
Cibi da spiaggia
I meno giovani ricorderanno sicuramente i tanti film in bianco e nero degli anni ’50 con Aldo Fabrizi e Ave Ninchi che raccontavano le domeniche in spiaggia degli italiani appena usciti dalla guerra, con pochi soldi in tasca e una gran voglia di tornare alla vita spensierata.
Allora non si sapeva cosa fossero gli snack, non esistevano neppure le merendine confezionate, i toast erano guardati con sospetto e fast food era una parola del tutto sconosciuta.
In spiaggia si mangiava quello che si cucinava in casa e che poi veniva confezionato in modo da resistere almeno qualche ora sotto il sole.
Il caffé veniva messo in un thermos per mantenerlo tiepido, i panini erano rigonfi di cotolette fritte (fettine panate per dirla alla romana), si lessavano i polpi, si preparava la peperonata che resisteva alla temperatura da spiaggia meglio dell’insalata.
Gli autobus che dalle città portavano verso le spiagge, rigurgitavano di famiglie ingombre di borse che emanavano profumo di cibo e spesso l’uomo della situazione portava sotto braccio un enorme e pesante cocomero (detto anche anguria nelle regioni italiane più settentrionali), che appena arrivato sulla spiaggia avrebbe avuto l’onore di essere messo in mare, in una buca faticosamente scavata e trattenuto dal poter fuggire tra le onde con una barriera di pietrisco. I più organizzati avevano cordicelle annodate a lunghi paletti di legno con cui legavano da una parte il collo di bottiglie di vino e di bibite che venivano poste “in fresco” in mare trattenute dal paletto conficcato nella sabbia.
Sembra il racconto non solo di un’altra epoca, come infatti è, ma proprio di un altro mondo, di un altro modo di concepire la vacanza, e forse anche l’intera vita.
Quello che resta in comune è che, oggi come ieri, passando una intera giornata in spiaggia, è necessario consumare un pasto. L’abitudine di mangiare “un boccone” in spiaggia sembrava essersi del tutto persa fino a qualche anno fa, in quanto beach bar e ristorantini lungomare soddisfacevano pienamente ogni necessità, ma da qualche tempo a questa parte, certamente complice la crisi e la necessità per molti di dover risparmiare, si ricominciano a vedere famiglie dotate di cestini da pic nic, e borse termiche, e madri che estraggono dalle borse da mare oltre agli asciugamani e i cappellini, anche cartocci di vivande avvolte nella carta argentata.
Per chi desideri preparare cibi facili da essere consumati su una spiaggia senza troppe complicazioni organizzative, la nostra casa editrice suggerisce la consultazione di alcuni volumi: Viva le torte! Dolci e salate di Ernst Knam offre 28 ricette dolci e salate spaziando dalle preparazioni più rustiche fino alle più ricercate. Una fetta di torta, che sia dolce o salata, la si consuma volentieri a tutte le ore, anche a temperatura ambiente, perfetta dopo un bel bagno in mare. Con Fior di pizza di Alessandra Avallone, sarà facilissimo realizzare pizze e pizzette, focacce più o meno farcite, partendo da tre impasti di base e abbinando gli ingredienti tradizionali a quelli più innovativi, con alcune proposte vegetariane e anche varianti dolci. Si può sfoggiare un po’ di creatività anche con un panino come dimostra Sandwich gourmet di Maud Zilnyk. Molte idee nutrienti e leggere per trasformare la spiaggia in un prato da pic nic.
Related Posts
Parola di chef
Essere presenti sul mercato per oltre vent’anni conferisce un po’ di prospettiva. Ci si rende conto che i movimenti sono ciclici e che quello che sembra tramontato, in realtà, si trasforma e si presenta sotto una nuova veste.
Cioccolato: è arrivato il suo momento.
Cadono le foglie e scendono anche le temperature. Invece di abbandonarsi alla malinconia autunnale, conviene concentrarsi sulle bontà in arrivo.
Natale 2016: Risultati interessanti con l’essiccatore
“Amo la neve per la stessa ragione per cui amo il Natale: unisce le persone, mentre il tempo si ferma” Rachel Cohn
Porta un libro a cena
Cioccolatini? Champagne? Fiori? Quando si riceve un invito a cena, ci si pone sempre il problema di non presentarsi a mani vuote e di non essere troppo banali e convenzionali nella scelta di un piccolo presente.