Di norma il segnaposto spunta nelle cene per otto o più persone onde evitare quel balletto imbarazzante quando giunge il momento di sedersi, un rito di esitazioni e attese che rischia di scombinare il ritmo della cucina o di compromettere il livello della conversazione.
Riflettono la volontà della padrona (o del padrone) di casa riguardo alla disposizione dei posti e sono spesso anche un escamotage per far conoscere tra loro delle persone o per evitare scontri. I romanzi vittoriani abbondano di eroine disperate per via di infelici assegnazioni a fianco di zii noiosi o parroci tediosi, ma offrono anche colpi di fulmine dovute all’astuto posizionamento di questi piccoli pezzi di carta.
Tralasciando le occasioni davvero formali, dove l’assegnazione dei posti a tavola è ancora governato da una serie di protocolli piuttosto rigidi, oggi è l’aspetto decorativo di questi piccoli biglietti che interessa più del loro ruolo strettamente funzionale. Le tavolate delle feste, solitamente numerose, offrono l’occasione per sfoggiare il segnaposto e aggiungere un tocco in più. E’ solo uno dei tanti dettagli della tavola imbandita esaminata da Francesca Moscheni e dai quattordici stylist che hanno collaborato con lei alla stesura di Tavole d’autore, un libro che sarà un regalo perfetto per chiunque apprezza lo squisito piacere di allestire la tavola.
If a library is a mirror of a personality, then a photograph of a shelf is a sort of selfie. In that spirit we bring you the shelfie: a series of self-portraits with books. We’re kicking off the series with Valerio Massimo Visintin, the (ever icognito) gastronomic critic for the Corriere della Sera, author of the guide Pappa Milano, the novel L’ombra …
A well organized exhibitions possess, I believe, a double tier of interpretation. This is certainly the case for the fine show at the Milan Triennale until 22 February. After that date it will move on to Bergamo where it will remain until the end of October. Camminare la terra, curated by Aldo Colonetti, Alberto Capatti …
L’indagine 2021 di Bibliotheca Culinaria è stata fonte di molte e piacevoli sorprese. La partecipazione ha superato le nostre più rosee aspettative su più livelli: numerico e qualitativo. Persone impegnate hanno dedicato il loro tempo a rispondere alle nostre domande nonostante la frenetica stagione delle vacanze completando la serie piuttosto lunga di quesiti più di …
Ad ognuno il suo posto
Di norma il segnaposto spunta nelle cene per otto o più persone onde evitare quel balletto imbarazzante quando giunge il momento di sedersi, un rito di esitazioni e attese che rischia di scombinare il ritmo della cucina o di compromettere il livello della conversazione.
Riflettono la volontà della padrona (o del padrone) di casa riguardo alla disposizione dei posti e sono spesso anche un escamotage per far conoscere tra loro delle persone o per evitare scontri. I romanzi vittoriani abbondano di eroine disperate per via di infelici assegnazioni a fianco di zii noiosi o parroci tediosi, ma offrono anche colpi di fulmine dovute all’astuto posizionamento di questi piccoli pezzi di carta.
Tralasciando le occasioni davvero formali, dove l’assegnazione dei posti a tavola è ancora governato da una serie di protocolli piuttosto rigidi, oggi è l’aspetto decorativo di questi piccoli biglietti che interessa più del loro ruolo strettamente funzionale. Le tavolate delle feste, solitamente numerose, offrono l’occasione per sfoggiare il segnaposto e aggiungere un tocco in più. E’ solo uno dei tanti dettagli della tavola imbandita esaminata da Francesca Moscheni e dai quattordici stylist che hanno collaborato con lei alla stesura di Tavole d’autore, un libro che sarà un regalo perfetto per chiunque apprezza lo squisito piacere di allestire la tavola.
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